Celebrazione nella Passione del Signore

Omelia del Venerdì Santo

Il comandamento nuovo lasciato da Gesù nella notte in cui fu tradito – “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13, 34) – ci conduce ai piedi della Croce, strumento di condanna e di redenzione, mistero luminoso e drammatico, evento risolutivo dei drammi della storia umana e rivelatore dell’amore divino.

L’uomo non può vivere senza amore. Perché senza amore, l’uomo si riduce ad un ammasso di incomprensibilità e di morte,un ammasso che si trascina per le strade della vita senza essere sfiorato dalla Vita. Se non gli viene rivelato l’amore, se egli non viene colmato d’amore, se non sperimenta l’amore, l’uomo si ritrova privo di vita e di senso di vita.

Ancor più il cristiano non può vivere senza amore. Perché, se non incontra l’Amore non può dirsi nemmeno cristiano. All’inizio della vita cristiana non c’è, infatti, una decisione o una scelta individuale, ma l’incontro con una Persona che per amore si fa accessibile e vicina, anzi amica ed intimo amore.

L’amore di Dio per l’uomo si mostra già nella creazione stessa e, pian piano, giunge a farsi chiaramente visibile nel mistero della Croce, in quella kenosi di Dio, scandalo dell’abbassamento e dello svuotamento di sé ad opera del Figlio di Dio, che “maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” (Is 53, 7).

Sì, la Croce rivela la verità e l’efficacia dell’amore di Dio per ogni uomo e per tutti gli uomini. Un amore crocifisso, che però non si ferma al dramma della sofferenza e della morte, ma si apre alla vita e genera la gioia della Risurrezione. In questa gioia vengono rimessi i peccati e sono donati il perdono e la pace.

Nell’evento della Croce ci viene rivelato che la sofferenza da sola non salva, la morte da sola non dà vita: la sofferenza e la morte, lasciate in balia di se stesse, non salvano.

Sulla Croce Gesù ha salvato l’umanità perché ha amato l’uomo, ogni uomo, e tutti gli uomini. E li ha amati fino in fondo, fino alla sofferenza più ingiusta e al dolore più atroce, e con l’amore ha trasformato la sofferenza e il dolore, ha addirittura convertito la stessa morte in grembo di vita e di gioia. Sì, Gesù ci ha salvato con il suo amore fino in fondo, amore cioè totale e senza riserva alcuna.

L’amore di Dio per l’uomo, che si esprime e si mostra sulla Croce, è dunque agape, è cioè amore oblativo, è amore che vuole e cerca il bene dell’altro, è amore che tende alla comunione, è amore che si dona e nel donarsi genera novità di vita.

L’amore di Dio, mentre è amore che offre all’uomo tutto ciò che Dio è, è anche amore in cui il cuore dell’Onnipotente si fa esso stesso mendicante d’amore fino a chiedere il della sua creatura, quasi come uno sposo che attende il della sua sposa.

Nella Croce e con la Croce, Dio continua lungo il corso dei secoli a riproporre il suo amore, a mostrare la sua passione innamorata per la sua creatura umana, a donare all’uomo di tutti i tempi la misericordia e la pace. Amore di tenerezza e di perdono che a tutti è dato di sperimentare soprattutto nel sacramento della penitenza.

“Amore fa queste cose!  Non già che esso spieghi alcunché alla ragione, ma scuote il cuore e lo introduce nei misteri di Dio. Il mistero non è inteso ma si fa vicino e il pericolo dello scandalo è scongiurato” (Romano Guardini).

Accostandoci al sacramento della penitenza, possiamo fare l’esperienza del “dono gratuito che Dio ci fa della sua vita, infusa nella nostra anima dallo Spirito Santo per guarirla dal peccato e santificarla” (CCC, 1999) e così, uniti a Cristo, diventare nuove creature.

Con il battesimo siamo nati a vita nuova. Ora poiché questa vita nuova non ha soppresso la debolezza della natura umana, né l’inclinazione al peccato, ci è dato il sacramento della misericordia e del perdono, un sacramento non abolito, ma tutto da riscoprire nella sua valenza di grazia e di bontà.

L’amore di Dio ci attira a sé e muove il nostro cuore verso il cuore di Cristo che, attraverso il suo ministro, dona il perdono che fa vivere noi e il mondo intero. E la comunità cristiana ci accompagna verso il Dio della misericordia e ci sostiene nella fedeltà a lui.

Possiamo in tal modo sperimentare la riconciliazione con Dio e con la Chiesa, il ricupero dello stato di grazia con la gioia che esso porta con sé, la serenità della coscienza e la consolazione dello spirito.

Con il lavacro penitenziale del sacramento della confessione, siamo dunque riammessi nella comunione con Dio e con la Chiesa.

“Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno”(Ebr 4, 16).

Il Signore ci invita a lasciarci attrarre dal suo amore e a sperimentarne, con fiducia, tutta la grandezza e la bellezza. Cristo ci attira a sé per unirsi a ciascuno di noi, affinché, a nostra volta, impariamo ad amare i fratelli con lo stesso suo amore, come lui ci ha amati.

Oggi più che mai, c’è davvero bisogno di una rinnovata capacità di amare i fratelli. Con la grazia divina a noi donata nel sacramento della penitenza, con il cuore ricolmo dell’amore di Dio, possiamo osare amore nelle nostre famiglie, nei rapporti con gli amici e anche con chi ci ha offeso.

Con la forza della grazia di Dio possiamo dare testimonianza autenticamente cristiana negli ambienti di studio e di lavoro, ed impegnarci nelle famiglie, nelle comunità parrocchiali, nei gruppi, nei movimenti, nelle associazioni e in ogni ambito della società. Possiamo addirittura ritrovare un nuovo rapporto con la terra e con il cosmo, non più nemici ed ostili ma segnali della provvidenza e della sapienza di Dio.

Con l’amore di Dio, possiamo sperimentare la gioia di chi non si ripiega su se stesso in un asfissiante egoismo, ma sa aprirsi a gesti di condivisione con gli uomini e le donne, accolti come fratelli e sorelle in umanità.

L’evento della Croce ci ricorda, anche e soprattutto, che non c’è proporzione tra il nostro peccato e l’amore di Dio. Dio con il suo amore è sempre più grande di ogni peccato.                                                         Non scoraggiamoci, perciò, per i peccati che umiliano la nostra vita. Cresciamo piuttosto nella fiducia in Cristo e nella sua Chiesa. Anche quando uomini di Chiesa dovessero con il loro comportamento scandalizzare le nostre coscienze, chiediamo la grazia di non perderci d’animo.

Il Signore è ben più forte di ogni male e di ogni peccato. Lui è il centro e la garanzia della fede. Lui è il fondamento incrollabile della Chiesa e della sua vita a servizio del mondo.

La Vergine Maria, Madre della misericordia, ci accompagni e ci sostenga sempre.

Amen!