Mons. Arcivescovo ai 100 anni del Seminario di Molfetta

Parolin: “Lo Spirito unga la vostra umanità”

Grande festa a Molfetta, mercoledì 4 novembre 2026, per il primo centenario della presenza del Pontificio Seminario Regionale Pugliese “Pio XI” in Città: la sede attuale di viale Pio XI fu inaugurata esattamente cento anni fa, il 4 novembre 1926, dall’allora Prefetto della Sacra Congregazione per i Seminari, il card. Gaetano Bisleti, con l’atto di dedicazione della Cappella maggiore al Sacro Cuore Eucaristico di Gesù.

Nella ricorrenza centenaria, la comunità seminaristica si è raccolta attorno al card. Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, per la Celebrazione Eucaristica delle ore 11.00, concelebrata dal nostro Arcivescovo, mons. Giorgio Ferretti, dal Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese, mons. Giuseppe Satriano, dai Vescovi delle Diocesi pugliesi, dai Vescovi ex alunni del Seminario, nonché dalle équipe formative. Tra essi, anche il Vicario Generale di Lucera-Troia, don Donato D’Amico.

Nell’indirizzo di saluto, il Rettore, don Gianni Caliandro, ha ricordato come “questa Casa è figlia della premura della Santa Sede e del Papa, la stessa che oggi si manifesta nella premura dei Vescovi che camminano con noi nelle Chiese di Puglia”.

Ricco e pieno di spunti il pensiero omiletico di Sua Eminenza il card. Parolin, dal quale emergono almeno cinque punti focali, fusi in un unicum. Il primo è che la formazione sacerdotale comincia dal cuore: prima di diventare sacerdoti, è necessario imparare a conoscere se stessi, curare le proprie ferite e lasciarsi trasformare da Dio. Dunque, il sacerdote è chiamato al servizio, non all’esaltazione personale: il suo ministero trova significato nella vicinanza alle persone e nella costruzione di comunità cristiane. Per fare questo, la vita interiore è indispensabile: non può esserci una vera vita spirituale senza un rapporto profondo con il proprio cuore, luogo privilegiato dell’incontro con Dio. A seguire, il ruolo della comunità come responsabilità condivisa: educatori e seminaristi devono collaborare nella costruzione di un ambiente fondato sulla fraternità, sulla fiducia e sulla crescita reciproca. Infine, il concetto di vocazione come un’opera di costruzione: ogni fatica della formazione deve essere vissuta nella consapevolezza di partecipare a un progetto più grande, quello di edificare la Chiesa. La frase che può riassumere tutto il discorso, secondo Parolin, è l’invito rivolto a san Francesco: “Va’ e ripara la mia casa”. Per il futuro sacerdote questo significa innanzitutto lasciarsi rinnovare interiormente da Dio, per poter poi contribuire al rinnovamento della comunità ecclesiale: “Prendetevi cura del vostro cuore – ha esortato il Porporato, richiamando le parole del Santo Padre Leone XIV indirizzate ai seminaristi in occasione del loro ultimo Giubileo –, cercando di lasciare che venga plasmato secondo il cuore di Dio e permettendo che lo Spirito Santo unga la vostra umanità prima ancora dell’ordinazione”.

In definitiva, il messaggio che si fa pratica quotidiana: non si diventa sacerdoti soltanto imparando a svolgere un ministero, ma imparando a donare la propria vita per Dio e per gli altri!

Piergiorgio Aquilino