La meditazione offerta da Mons. Vescovo al ritiro del clero

Per ripartire: messaggio di Mons. Vescovo al clero

Si propone di seguito la meditazione che S.E.R. Mons. Giuseppe Giuliano ha offerto al clero della diocesi di Lucera-Troia il 18 settembre 2026, in occasione del primo ritiro del clero del nuovo anno pastorale.

 

Per ripartire

Nel cominciare il nuovo anno pastorale – ed anche nell’attesa del nuovo vescovo – sembrano più che opportune alcune annotazioni circa gli “inizi” da considerare nell’orizzonte della fede cristiana (cf anche Mario DELPINI, 8. 9. 2026).

Bisogna intanto dire che nulla dell’esistenza personale dell’uomo va dato per scontato. E poi che l’uomo è persona nella misura in cui non si autocondanna al “si è sempre fatto così”. Certamente un nuovo inizio non è rinnegare ciò che è stato, ma è accogliere la vita che continua, in modo diverso. La fede sostiene e guida nel delicato passaggio in cui si lascia qualcosa per entrare in qualcos’altro. Il Dio del Vangelo è il Dio del rinnovamento, della vita che sempre ha la possibilità di ricominciare e sempre ricomincia: il Signore delle porte che si aprono e non fa nuove le cose in superficie, ma in profondità, e con lui ogni fine può diventare un inizio.

Ci sono momenti nella vita in cui il cuore desidera qualcosa di diverso. Ma ricominciare non è sempre facile. Bisogna lasciarsi andare, avere fiducia e, contemporaneamente, osare il primo passo. In questi momenti fragili e pieni di promesse, la nostra fede è o almeno può diventare una bussola. Essa ricorda che Dio è il Dio perennemente “nuovo”, perennemente “giovane”, insomma è il Dio dei nuovi inizi. Non guarda al nostro passato per giudicarci, ma per farci crescere abbandonando ciò che ostacola la vita ed aiutarci a rinascere più liberi. Dio è Dio perché ama creare sempre cose nuove da accogliere con fede, docilità e speranza.

Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia” (Mt 6, 33)

L’inizio è contestazione, è la voce (forse) antipatica che chiede anzi pretende la conversione del cuore. È giunto finalmente il tempo di dire basta ai dilaganti focolai di guerra, alla vergognosa oppressione dei poveri, all’insensato sperpero dei ricchi, alle chiusure egoistiche degli uomini e anche dei popoli. Il vero inizio è critica al conformismo comodo e vile perché esso è coraggio, e si realizza nell’audacia di superare l’individualismo per convocare e giungere alla fraternità, è annuncio del Vangelo fuori dai recinti abituali, nelle occasioni quotidiane, perché il mondo non muoia di tristezza e di noia, insomma è il farsi avanti per servire pubblicamente la missione.

Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 22)

L’inizio è stupore ed esultanza, è condivisione del pianto e del sorriso, è la tenerezza che si commuove ed è anche la fragilità che chiede aiuto. In questa nostra cultura, che preferisce procurare morte invece che aiutare la vita, l’inizio è l’alternativa al declino, consiste nell’imparare talvolta con fatica che la vita è dono, vocazione, figliolanza e responsabilità. L’inizio è sempre dono immeritato di Dio che rende così lieti e grati nel restare aperti agli spiragli della speranza anche nelle notti della disperazione. L’inizio è come una boccata d’aria fresca. Invita a non rimanere prigionieri di ciò che è stato: Dio sta facendo qualcosa di nuovo anche se ancora discreto, occorre aprire gli occhi, guardare con la gratitudine dell’adorazione i segni di un rinnovamento che sta iniziando.

Non pensate più agli eventi passati, non considerate più ciò che è vecchio. Ecco, io farò una cosa nuova; è già in atto; non ve ne accorgete?
(Is 43, 18 – 19)

L’inizio è dunque fare memoria del battesimo ricevuto in dono. Il battesimo è un dono nella più pura gratuità, infatti è concesso ai neonati nella fase più recettiva dell’esistenza umana. Così gli inizi fanno comprendere se stessi, con umile fierezza, come una vocazione santa: la vocazione di persone umane, la vocazione di figli di Dio. L’inizio si traduce nel coraggio di compromettersi per la verità e la pace, nel desiderare anzi nell’osare di portare il peso della giornata e della vita e di far parte, in tal modo, con gioia della storia di Dio tra gli uomini. Così ogni giorno è un’opportunità per ricominciare. Anche dopo una scelta sbagliata, una caduta, una stanchezza, un peccato Dio ricomincia con noi. Non si stanca mai. Ogni mattina rinnova la sua tenerezza. Per cui: oggi stesso posso ricominciare tutto con lui.

Le gentilezze del Signore non si esauriscono, le sue compassioni non hanno fine; si rinnovano ogni mattina” (Lam 3, 22 – 23).

L’inizio è silenzio partecipe ed ascolto disponibile nel santo timor di Dio fino ad essere così abitati dallo Spirito che rivela al cuore umano il mistero insondabile che ciascuno è nella sua sconcertante imprevedibilità. L’inizio è l’ascolto anche e soprattutto nella società delle chiacchiere e delle etichette, delle storie ridotte a pettegolezzo e a clamore, dei risentimenti mai sopiti, dei rimpianti non superati, delle recriminazioni ricorrenti ed intossicanti. Il timor di Dio è l’inizio perché la superficialità, la fretta, l’ideologia sono ingiuste nei giudizi, e perché mai manchi il rispetto e la sapienza, la benevolenza e la delicatezza. Quando tutto sembra incerto, la divina Provvidenza non è disorganizzata, ma prepara un futuro buono e gustoso, anche quando lo sguardo umano è talmente richiuso su se stesso da non vedere con chiarezza la strada da percorrere per il fine ultimo di pienezza. Il Signore della storia ha progetti adeguati, pieni di pace. Un nuovo inizio consiste anche nel confidare nel Signore che ci guida verso ciò che ha preparato, anche se non riusciamo ancora a vedere cosa ci aspetta. L’inizio è dunque silenzio ed ascolto, pazienza ed intelligenza.

Perché io conosco i piani che ho per voi, dice il Signore, piani di pace e non di male, per darvi un futuro e una speranza” (Ger 29, 11)

L’inizio è guardare avanti perché la vita non è un procedere verso la morte, ma è preparazione alla vita vera e piena.  L’inizio è ricordare a tutti, con dolcezza e rispetto, le ragioni della speranza che nasce dalla fede.  Riconoscere dunque ciò che è passato, senza però lasciarsi imbrigliare da esso, senza rimanere fermi nella prigione delle nostalgie, ma andare avanti. Il nuovo inizio è, così ed anche, scelta interiore e radicale: volgersi verso ciò che verrà, invece di rimanere nella gabbia di ciò che è stato. Occorre scegliere di guardare avanti. E dinanzi alla ingratitudine altrui non ripiangere mai il bene fatto, ma coltivare la sincera riconoscenza verso Colui che lo ha consentito e favorito.

Dimenticando ciò che è passato e proteso verso ciò che è davanti, corro verso la meta, per ottenere il premio della vocazione celeste di Dio in Cristo Gesù” (Fil 3, 13 – 14)

L’inizio è la gioia che vuole diffondersi, è  il  seme  che  cerca  il  terreno  in  cui germogliare, è l’ardore per il Vangelo che chiede cordialità di condivisione, e di corresponsabilità. L’inizio è la missione che coinvolge tutti,  che però nessuno può compiere da solo perché riguarda fratelli e sorelle che sanno condividere la responsabilità per il Vangelo nella fraterna carità. L’inizio è, perciò, anche disciplina nel dare ordine alla vita, perché questa  non  sia  soffocata  dalla  frenesia, perché  la  fraternità  non  sia  ridotta  a banale  correttezza ma sia  sincera e disponibile “simpatia” nella  stima degli altri. Un nuovo inizio non significa solo cambiare le cose intorno, ma, anche e innanzitutto permettere allo Spirito Santo di trasformare l’uomo dall’interno del suo cuore. Dio può rinnovare il nostro cuore: vuole cioè togliere ciò che è duro, stanco, impuro, chiuso, e metterci dentro vita, dolcezza, respiro. Spesso è da lì che inizia il vero cambiamento.

Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo” (Ez  36, 36)

L’inizio è gratitudine per il dono della Chiesa che nella concretezza delle sue comunità tenta e vuole raggiungere tutti con l’intento di accogliere e promuovere in ciascuno i doni di Dio. La Chiesa è in Cristo “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato” (1 Pt 2,9). La Chiesa è il corpo di Cristo. E questo corpo ha per capo Cristo: la Chiesa vive di lui, in lui e per lui; ed Egli vive con essa e in essa. Nell’unità di questo corpo c’è diversità di membra e di funzioni, ma le membra sono legate le une alle altre, particolarmente a quelle che soffrono e che sono povere e perseguitate.  La Chiesa è anche detta Sposa di Cristo: egli l’ha amata e ha dato se stesso per lei, l’ha purificata con il suo sangue, ha fatto di lei la Madre feconda dei figli di Dio. La Chiesa è il tempio dello Spirito Santo: lo Spirito è come l’anima del corpo, principio della sua vita, dell’unità nella diversità e della ricchezza dei suoi doni e carismi. Così la Chiesa universale si presenta come “un popolo adunato dall’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.           

“Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4, 1 – 6).

 L’inizio è, in fondo, aprirsi all’azione dello Spirito, che può dar vita anche a delle ossa aride.

“La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare tutt’intorno accanto ad esse. Vidi che erano in grandissima quantità sulla distesa della valle e tutte inaridite. Mi disse: “Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?”. Io risposi: “Signore Dio, tu lo sai”. Egli mi replicò: “Profetizza su queste ossa e annunzia loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete: Saprete che io sono il Signore”. Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro. Egli aggiunse: “Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell’uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano”.  Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato. Mi disse: “Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la gente d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti. Perciò profetizza e annunzia loro: Dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò”. Oracolo del Signore Dio” (Ez 37,1 – 14)

Preghiamo

Santo Spirito di Dio, tu guidi i credenti nel cammino della storia.
Ti ringraziamo perché hai ispirato i Simboli della fede e perché susciti nel cuore la gioia di professare la nostra salvezza in Gesù Cristo, Figlio di Dio, consostanziale al Padre. Senza di Lui nulla possiamo.
Tu, Spirito eterno di Dio, di epoca in epoca ringiovanisci la fede della Chiesa. Aiutaci ad approfondirla e a tornare sempre all’essenziale per annunciarla.
Perché la nostra testimonianza nel mondo non sia inerte, vieni, Spirito Santo, con il tuo fuoco di grazia, a ravvivare la nostra fede, ad accenderci di speranza, a infiammarci di carità.
Vieni, divino Consolatore, Tu che sei l’armonia, a unire i cuori e le menti dei credenti. Vieni e donaci di gustare la bellezza della comunione.
Vieni, Amore del Padre e del Figlio, a radunarci nell’unico gregge di Cristo.
Indicaci le vie da percorrere, affinché con la tua sapienza torniamo ad essere ciò che siamo in Cristo: una sola cosa, perché il mondo creda.
Amen
(Leone XIV, In unitate fidei, 12)