12 giugno 2026
Ai presbiteri e alle comunità cristiane della Chiesa di Lucera – Troia nella solennità del sacratissimo Cuore di Gesù Giornata di santificazione sacerdotale.
Nella solennità del sacratissimo Cuore di Gesù la Chiesa indice, con più intensa convinzione, la Giornata di santificazione sacerdotale; giornata in cui si ricorda ai presbiteri la vocazione alla santità, vocazione che è propria di ogni battezzato e dunque anche dei sacerdoti che sono chiamati ad alimentare nei fratelli di fede tale vocazione, sia con il ministero che con la vita stessa di ciascuno di loro.
Giornata di preghiera per i sacerdoti: per quelli che portano il ministero con l’entusiasmo e la gioia della dedizione, ed anche per quelli che ne avvertono le pesantezze e sperimentano lo scoraggiamento della solitudine.
I sacerdoti sono uomini scelti e chiamati: scelti perché amati, chiamati a vivere il coraggio dell’amore tra gli uomini e le donne di ogni tempo della storia.
Non di rado però si deve constatare in taluni presbiteri il demone dell’ipocrisia “della doppia vita”, nella deleteria concretezza dell’invidia e della gelosia, del sospetto e della maldicenza, del carrierismo e dello “affarismo”.
Noi preti abbiamo bisogno, oggi più che mai, della grazia di Dio che purifica i nostri cuori e renda fecondo il nostro servizio alla causa del Vangelo. E abbiamo bisogno del sostegno affettuoso delle nostre comunità: aiuto che si fa preghiera, vicinanza, condivisione, ed anche correzione per i limiti e i peccati che pur dobbiamo riconoscere in noi.
Il “cuore” dei preti, come ogni “cuore”, si rivela non di rado “un guazzabuglio” di aspirazioni frustrate, di desideri non propriamente evangelici, e più spesso di vere paure per le incoerenze e le fragilità dell’umana esistenza.
La solennità del Cuore di Gesù ci riporta all’essenziale della vita e del ministero, cioè all’amore di Dio rivelato e donato in Cristo Gesù, via autentica del cammino di cui il cuore umano, il nostro cuore, ha sempre bisogno. Nel Cuore umano e divino di Gesù riscopriamo, alla sorgente, le motivazioni di una vita sempre più generosa, di un ministero sempre più impregnato di misericordia, della conversione permanente che non può non accompagnare la donazione a noi donata e richiesta.
“Niente di valido si può costruire senza il cuore”: ripensando a quest’affermazione dellaenciclica di Papa Francesco, Dilexit nos, si può e si deve rettificare il cammino troppo centrato su se stessi e sulla sicurezza di se stessi, si può così ritrovare la gioia e l’entusiasmo della donazione al Signore che, per primo, si è donato a noi.
Parlare del cuore significa, allora, parlare dell’amore vero, indicato e simboleggiato appunto con il termine “cuore”.
Il nostro mondo, dominato dall’apparenza e dall’inganno, dalla dissimulazione e dalla superficialità, chiede, con sempre maggiore insistenza di far parlare il “cuore”, lì dove la persona sperimenta la sintesi delle sue convinzioni e delle sue passioni, delle sue decisioni e delle sue scelte.No, l’uomo di oggi, così come quello di ieri, non può ridursi a mero consumatore che vive alla giornata, dominato dai rumori del chiacchiericcio impersonale, dalle ansie del potere e del denaro, dai ritmi della tecnologia e dell’efficienza (anche pastorale): all’uomo di oggi manca il cuore!Manca un cuore “pulito” e sincero che può essere “rifatto” solo dal Signore Gesù che purifica e rigenera il cuore degli uomini.Manca un cuore deciso nel denunciare i mali sociali che insidiano la convivenza umana e che chiedono ai cristiani interventi intelligenti e lungimiranti per il loro superamento. Manca il cuore in quella piccolezza evangelica che rende vulnerabili al fratello. Manca il cuore di figlio che siapre, sempre meravigliato e grato, al mistero di Dio, che è amore infinito e tenerissimo per tutti e per ciascuno. La solennità di oggi può essere, opportunamente, vissuta come inizio, permanente inizio di conversione e di crescita – “L’uomo è stato creato per essere un inizio” (sant’Agostino) – inizio in quella trasparenza di grazia, difficile e sofferta, ma che offre, con la reale conoscenza di se stessi, la gioia e il senso “sensato” della vita.
+ Giuseppe Giuliano, vescovo di Lucera-Troia







